Sarcofago del principe Vladimir

Reliquia sacra della Chiesa ortodossa di Valacchia

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Il principe Vladimir, anche conosciuto come Tzepes, l’Impalatore, o Dracula, il piccolo Drago, fu l’ultimo dei principi di Valacchia, prima della conquista Ottomana nel XVI secolo. Conosciuto per il suo coraggio e il suo odio implacabile verso i Turchi, egli guadagnò una fama sinistra presso i suoi nemici, e per le sue vittorie venne insignito di grandi onorificenze da parte del papa di Roma, e venne dichiarato santo dagli ortodossi romeni.
Egli venne catturato a tradimento e decapitato, e la sua testa inviata in dono al Sultano di Costantinopoli. Il suo corpo acefalo venne sepolto in un luogo segreto, e si diffuse la leggenda che quando il suo corpo sarebbe stato ancora completo, egli sarebbe ritornato a guidare i Valacchi alla riscossa contro i Turchi.

Il sarcofago, in marmo coperto di iscrizioni in Greco e Romeno, venne alla luce all’inizio del 1830 durante degli scavi in Valacchia. Il govenatore Ottomano, in accordo con il pope locale, decise di nascondere la cosa per evitare un’insurrezione dei Valacchi, e dopo aver allontanato tutti i testimoni inviandoli al confino, spedì la reliquia a Costantinopoli perché fosse sepolta nella chiesa patriarcale di San Giorgio. Durante il viaggio la carovana che trasportava la reliquia fu colpita da continui colpi di sfortuna come frane, tempeste, attacchi di briganti ed epidemie, il che diede alla reliquia una fama sinistra al pari di quella del principe Vladimir.

Il sarcofago, nascosto accuratamente dai preti di S. Giorgio, fu trafugato dai dervisci Mevlevi con l’aiuto di alcuni zingari, tra cui l’Uomo con il Violino Rosso. I dervisci tentarono di trasportare il sarcofago nel proprio covo in Cappadocia, ma furono fermati da Wilkinson, McIntyre, Khair ad-Din e Drake. La reliquia è stata poi riconsegnata dai servizi segreti britannici alla chiesa patriarcale.

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