Il Dijnn (Finnegan O' Donald)

Description:

“If I cannot inspire love, I will cause fear!”

-Mary Shelley, Frankenstein (1818)

Bio:

La vita di Finnegan è una storia triste. È una storia Irlandese.
Nacque nel 1802 a Newcaste, cittadina nei sobborghi di Dublino, da una famiglia di contadini. Sesto di dodici figli ebbe un’infanzia molto dura, divisa tra lavoro manuale, badare ai fratelli e le severe lezioni del prete del villaggio. Sua madre in particolare lo trattava molto male, picchiandolo perchè sino all’età di tredici anni ha sofferto di enuresi notturna. Finn si sentiva picchiato ingiustamente e si vendicava prendendosela con le galline della madre, che ogni tanto uccideva per far ricadere su di lei la colpa; in questo divenne molto abile, escogitando sempre nuovi modi per non essere scoperto.
La stupidità di questo gesto divenne chiara nell’inverno del 1816, quando tutti i raccolti delle patate andarono male (a causa della peronospora) e migliaia di contadini si trovarono in condizioni di carestia – inclusi gli O’ Donald. Cinque dei suoi fratelli morirono a causa della denutrizione e Finnegan non potè fare a meno di sentirsi responsabile.
Decise quindi di trovare un modo per aiutare la sua famiglia. Scelse la via più facile: rubare dalla cassetta della chiesa dopo le lezioni, con il favore delle tenebre. Finn riuscì nell’impresa, ma la fame lo spinse a soffermarsi in sacrestia per mangiare qualcosa dalle grandi riserve dell’opulento padre – il quale lo scoprì. Il grasso prete iniziò a spintonarlo furibondo, minacciandolo con le severe conseguenze che lo attendevano; a questo punto Finnegan, impaurito, reagì d’istinto all’ennesimo strattone e prese un grosso candelabro con cui colpì con forza il prete, che cadde fatalmente contro uno spigolo. Profondamente turbato, ma ancora più timoroso di venire impiccato per omicidio, il ragazzo decise di cospargere la sacrestia di olio consacrato e darle fuoco. Scappò via nella notte, attraverso le pianure congelate illuminate dal bagliore della chiesa in fiamme, senza più fare ritorno a Newcastle. Dopo quel giorno non ebbe mai notizie della sua famiglia.

Finnegan arrivò a Dublino stremato ma vivo. Nella grande città nessuno fece caso all’ennesimo ragazzo sporco e denutrito. Finiti dopo pochi giorni i soldi e i viveri rubati, non gli rimase altra scelta se non quella di presentarsi agli uffici dell’esercito. In quei giorni infatti il regno unito stava arruolando in città per far fronte alle migliaia di perdite subite a Waterloo e nelle altre guerre napoleoniche. Dopo un controllo veloce e superficiale fu reclutato, insieme a centinaia di altri disperati come lui.
La vita nell’esercito era dura in generale, ma diventava crudele se eri un Irlandese. Nonostante equipaggiamento, lezioni e addestramento erano dati a tutti indiscriminatamente, i militari inglesi si divertivano a maltrattare gli irlandesi con ogni genere di nonnismo e violenza. Finnegan, ormai diventato un adulto forte e massiccio, non poteva sopportare questo trattamento e in più di un’occasione arrivò alle mani, quasi uccidendone due in una rissa. Grazie a lui la vita nell’esercito per gli Irlandesi fu più serena, ma il suo sergente lo bollò come un soldato indisciplinato e irruente – cosa che gli valse una posizione in prima linea nello schieramento. In queste battaglie Finn si procurò la maggior parte delle cicatrici che ora segnano ovunque il suo corpo. Delle quali si vendicò manomettendo di nascosto il fucile del suo sergente, che fu congedato a seguito delle ustioni dovute allo scoppio dell’arma durante l’uso.

Nel 1824 venne assegnato alla legione spedita in Peloponneso per monitorare da vicino la situazione Greca. In quei tre anni imparò qualcosa di usi e costumi sia dei greci che dei turchi. Nel 1827 il suo battaglione fu tra i primi a fare azioni d’ingaggio via terra contro il nemico turco. Sempre in posizioni di avanguardia Finnegan combattè con valore, ma venne catturato dai turchi, più numerosi e con conoscenza del territorio di guerra. Venne spedito a Costantinopoli insieme ad altri prigionieri di guerra. Stette in cella per circa sei mesi, durante i quali imparò qualche ulteriore sprazzo di lingua e cultura turca dai suoi compagni di cella.
Quando il conflitto si fece più aspro fu fatta un’offerta ai prigionieri di guerra: di convertirsi all’Islam e disertare o essere uccisi. Disinteressato alle ragioni politiche del conflitto, volendo sopravvivere e sapendo che nel paradiso cristiano non c’era posto per lui, Finnegan accettò. Venne trasferito in una scuola coranica sperduta in Turchia, dove studiò la lingua e tradizioni per due anni e mezzo. Abbracciò pienamente i concetti più guerrieri dell’Islam, distorcendoli però nella sua visione occidentale. Sul finire del 1829 Finnegan venne battezzato mussulmano, con il nome di Zafer. Ormai libero di andare, ma non potendo far ritorno nel regno unito, Zafer ritornò in abiti turchi a Costantinopoli, la grande città che lo vide prima in catene.

A Costantinopoli trovò una sistemazione da poco e iniziò a lavorare facendo ciò che meglio sapeva fare: mentire, minacciare, spezzare ossa e se necessario uccidere. Sin dai suoi primi giorni come riscuotitore di debiti, Zafer si fece una fama di mercenario tanto efficiente quanto spietato. Vista la stazza, il colore della barba e soprattutto la crudeltà, la popolazione locale l’ha rinominato il Dijnn, nome che Finnegan stesso preferisce a tutti gli altri, che sente più vicino alla sua natura. Dopo un nome di battesimo cristiano, un nome di battesimo mussulmano, ha finalmente ottenuto un nome in un battesimo di sangue. L’unica vera presenza che il Dijnn ha visto scorrere in tutte trame della sua vita.

Il Dijnn (Finnegan O' Donald)

Nell'Oriente Misterioso Lanfranch Trismegisto