Il Mercato degli Schiavi

Costantinopoli possiede diversi mercati degli schiavi, ma il principale è il’Avret Pazary, situato presso il vecchio porto meridionale. Gran parte di esso è al coperto, anche se accanto alle botteghe esistono molti banchi temporanei all’aperto.

Sebbene nell’estate del 1830 il Sultano Mahmud, influenzato dai costumi occidentali, abbia abolito la schiavitù degli uomini bianchi, moltissimi di essi vengono ancora venduti sulla strada. Gran parte degli uomini sono Greci catturati per mare, ma si possono anche trovare Europei catturati dai pirati barbareschi nel Mediterraneo occidentale. Altri sono ribelli balcanici, o Armeni, o Caucasici; moltissimi gli Arabi e gli Africani, che vengono considerati pigri e poco fedeli e comandano prezzi più bassi della media.
Tra le donne, molte sono ragazze vendute come schiave di piacere, e tra queste le più popolari sono le Siriane, le Africane e le Circassiane, che si vendono per prezzi estremamente elevati.
Una parte degli schiavi sono ragazzini, strappati alle famiglie d’origine, spesso cristiane: molti di essi diventano servitori personali di ricchi personaggi, e sono apprezzati sia per la loro malleabilità che, talvolta, per il loro aspetto efebo.

Gran parte dei mercanti sono Turchi, ma sono relativamente comuni anche gli Arabi e gli Armeni. Il mercato è considerato da tutti un luogo di perdizione e anche la popolazione locale generalmente lo evita per lo spettacolo deprimente di esseri umani venduti come bestiame. I poteri Europei e i missionari Cristiani stanno facendo notevoli pressioni perché esso sia chiuso, ma la verità è che il commercio di schiavi è troppo proficuo per essere eliminato anche dal governo Ottomano.

Il Mercato degli Schiavi

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